Auto elettriche,

 quale futuro?

 

di Bartolomeo Buscema

 

Camille Jenatzy a bordo del prototipo da record La Jamais Contente, nel 1899

In linea con il  recente Patto Verde europeo (Green Deal) che vuole promuovere l'uso efficiente delle risorse energetiche passando a un'economia pulita e circolare, si colloca la Nuova Strategia europea per una mobilità sostenibile.

Un piano d’azione che mira a creare nel vecchio continente un sistema di trasporti bassissimo inquinamento e che prevede tre tappe fondamentali:

a)       entro il 2030:

        almeno 30 milioni di automobili a emissioni zero circoleranno sulle strade europee

        100 città europee saranno a impatto climatico zero

        il traffico ferroviario ad alta velocità   per le persone   raddoppierà in tutta Europa

        i viaggi collettivi programmati per percorsi inferiori a 500 km dovrebbero essere neutri in termini di emissioni di carbonio

        la mobilità automatizzata sarà diffusa su larga scala

        saranno pronte per il mercato navi a zero emissioni

b)      entro il 2035:

        saranno pronti per il mercato aeromobili di grandi dimensioni a zero emissioni

c)      entro il 2050:

        quasi tutte le automobili, i furgoni, gli autobus e i veicoli pesanti nuovi saranno a zero emissioni

        il traffico merci su rotaia raddoppierà

        una rete transeuropea di trasporto multimodale sarà pienamente operativa per trasporti sostenibili e intelligenti con connettività ad alta velocità.

 

Prototipo di accumulatore litio-polimero ideato nel 2005 dalla Lockheed-Martin per la NASA, con una capacità erogabile di 50 W·h/kg. I prototipi più avanzati (al 2017) forniscono 265 W·h/kg con la possibilità di migliaia di cicli di ricarica

Tali obiettivi dovranno essere raggiunti attraverso 82 iniziative in 10 settori d’intervento che comprendono prevalentemente oltre alla diffusione di veicoli, navi e aerei a emissioni zero, anche la sicurezza dei trasporti, l’uso di combustibili rinnovabili, il ricorso all’intelligenza artificiale .Focalizziamo, ora, la nostra attenzione sulla mobilità elettrica privata incominciando da qualche dato: su 243 milioni di vetture in circolazione in Europa nel 2019 (anno in cui si hanno dati completi), circa 615.000 erano a zero emissioni (elettriche o a celle di combustibile) vale a dire lo 0,25% dell’intero parco auto circolante. Un dato lontanissimo dall’obiettivo prefissato di 30 milioni, per il quale ci vorrebbe una crescita delle auto a zero emissioni di quasi 50 volte in dieci anni. L’attuale basso valore medio europeo è legato principalmente all’elevato costo delle autovetture elettriche e agli scarsi investimenti in punti di ricarica aperti al pubblico. Ad eccezione della Norvegia dove i veicoli elettrici sono venduti esenti dal ricarico dell’Iva, possono stazionare gratis nei parcheggi pubblici, percorrere le corsie riservate ai mezzi pubblici, ricaricare   gratuitamente le batterie elettriche in aree esclusivamente dedicate. Oltre all’elevato prezzo di vendita delle auto elettriche, due sono gli ostacoli alla loro diffusione: il basso numero di colonnine di ricarica   presenti sul territorio europeo e il tempo di ricarica delle batterie che cominciano a diventare sempre più ad alta capacità per poter raggiungere sempre più elevate autonomie di marcia. Per quanto concerne le stazioni pubbliche di ricarica   il loro numero dovrebbe costituire una vera e propria alternativa alle attuali pompe di benzina, gasolio e gas. Invece per quanto riguarda il tempo di ricarica, giova ricordare che esistono due modalità: una lenta in corrente alternata e una veloce in corrente continua. La prima adatta a caricare le batterie in circa 10 ore, generalmente durante la sosta notturna. E qui registriamo la possibilità di incentivi fiscali per installare colonnine di ricarica nei propri box alimentate da impianti fotovoltaici con accumulo.

Thomas Alva Edison sulla sua Studebaker Electric nel 1903

 

La seconda modalità, cioè quella veloce  richiede, invece, vere e proprie stazioni di ricarica di varia potenza elettrica,  dai 50 kW ai 350 kW. Ad esempio con una stazione di ricarica avente potenza di 350kW è possibile caricare in otto minuti una batteria elettrica capace di far percorrere a una vettura di media taglia cica 200 chilometri. È importante qui sottolineare che una diffusione capillare di stazioni di ricarica comporta una rete elettrica nazionale che non solo renda disponibile più potenza elettrica, ma che sia anche capace di gestire in maniera intelligente i flussi di energia elettrica che, oltre alle centrali di produzione, potrebbero provenire da una distribuzione capillare sul territorio di tanti piccoli impianti fotovoltaici a servizio di singole abitazioni. La tecnologia per far ciò è matura. E’, però, necessario che da un lato i fornitori di energia elettrica facciano i necessari investimenti per incrementare il numero di colonnine; dall’altro   che il governo, con opportuni sgravi fiscali e altre agevolazioni, incentivi concretamente la vendita delle auto elettriche. Infine, riteniamo doveroso accennare al problema delle batterie elettriche che dovranno essere efficienti e sicure lungo tutto il loro ciclo di vita, per poi essere rigenerate o riciclate. Non dimenticando l’aspetto ecologico che  richiede  un  basso impatto ambientale   nel ciclo di produzione, specialmente per quanto riguarda l’estrazione dei materiali (cobalto, litio), e quello sociale che  vede ancora, nel continente africano, diffuse realtà di lavoro minorile  nelle quali  si vedono bambini  lavorare in miniera per  setacciare e lavare il cobalto senza mascherine e guanti, e quindi  esposti ad un elevato rischio di malattie respiratorie.

Il Galileo