Immagini di guerra e guerra fredda

Robert Capa e le sue foto

in mostra a Milano

Centinaia di scatti di questo maestro del fotogiornalismo esposti al Mudec – Museo delle culture del capoluogo lombardo

 

di Giuseppe Prunai

Per chi, come chi scrive questa nota, ha diverse, forse troppe primavere sul groppone, visitare la mostra delle foto di Robert Capa, organizzata dal Mudec-Museo delle culture di Milano, è stato come fare un tuffo nel passato remoto di una vita segnata, in gioventù, dalla terrificante esperienza della seconda guerra mondiale. (Nella foto a sinistra, Robert Capa durante la Guerra di Spagna nel 1936)

Scrive il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, nella presentazione del catalogo della mostra: “Le immagini che ci ha lasciato fanno parte dell’immaginario collettivo di generazioni di donne e uomini del mondo intero e la guerra, per molti di noi, è quella descritta dai suoi reportage e dai suoi scatti, veri capolavori della fotografia di ogni tempo. L’opera di Robert Capa – prosegue  - è oggi unanimemente considerata all’origine del moderno fotogiornalismo. I suoi reportage hanno portato sotto gli occhi del pubblico, con un’immediatezza mai vista prima, e immagini di un mondo travagliato da tumultuose e spesso tragiche trasformazioni: dalla guerra civile spagnola, al secondo conflitto mondiale, all’URSS, uscita prostrata dalla guerra, a Israele negli anni della sua formazione e alla guerra in Indocina dove lo stesso Capa perse la vita mentre era al lavoro per documentare il conflitto”. Uscito da un sentiero per riprendere una colonna di militari in marcia, saltò su una mina antiuomo. Era  il 25 maggio 1954, nella provincia di Thai Bin, La stessa sorte toccò, nell’Indocina divenuta Vietnam, a molti altri fotogiornalisti.

Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, nacque a Budapest 110 anni fa, il 22 ottobre 1913. Concluse la sua parabola a soli 41 anni.

Di lui rimangono delle foto indimenticabili. E’ doveroso ricordare che alcuni esperti hanno contestato l’autenticità di alcuni  suoi scatti della guerra di Spagna. Di due in particolare. Fra cui la famosa foto del miliziano colpito a morte, Difficile, a quasi un secolo di distanza, stabilire se avesse ragione Capa o i cosiddetti esperti.

Fatto sta che due immagini di dubbia interpretazione non inficiano il lavoro di una vita svolto esponendosi a grandi rischi. Fra le foto di guerra, ci sono piaciute quelle della cosiddetta Campagna d’Italia nelle quali è impossibili non riconoscersi. Memorabile quella che ritrae un contadino siciliano che indica la strada ad un ufficiale americano. E poi gli scatti dello sbarco un Normandia e la triste sorte di un numero incredibile di soldati mandati al macello per un errore nella scelta del luogo dello sbarco, una costa ricca di falesie dall’alto delle quali i tedeschi falciavano gli alleati con le mitragliatrici. Pochi chilometri più a nord avrebbero trovato le spiagge ed un terreno pianeggiante che li avrebbe portati facilmente nell’interno.

La copertina del "Diario russo" di John Steinbeck

Ma il piatto forte della mostra è il vastissimo reportage di Capa nell’Unione Sovietica postbellica, nell’URSS al tempo della guerra fredda. Si tratta di centinaia di foto, cosiddette d’ambiente, che documentano la vita quotidiana dei sovietici delle città, Mosca e Stalingrado,  delle cooperative e delle fattorie collettive. Sono scatti del tipo di quelli di Cartier Bresson. Foto d’ambientazione, si direbbe. Ma mentre le foto di quest’ultimo sono accurate nelle inquadrature, nella scelta dei soggetti, della luce e, probabilmente dei tempi di posa, foto che evocano una pittura, quelle di Capa sono le classiche istantanee che catturano un istante di vita.

John Ernest Steinbeck, Jr. Premio Nobel per la letteratura 1962

 

Al reportage fotografico, che risale al 1947, è associato una sorta di diario, un libro intitolato, appunto, “Diario Russo. Autore Jhon Steinbeck. L’autore di “Furore”, di “Pian della Tortilla”, di “Al Dio sconosciuto”, con il suo stile inconfondibile, un linguaggio estremamente scorrevole da maestro del giornalismo, accompagnò Capa nelle sue peregrinazioni per l’immenso territorio sovietico commentando i suoi scatti e narrando le vicende di due viaggiatori occidentali alle prese con la censura, le burocrazia e la disorganizzazione sovietica. Dagli scritti di Steinbeck avrebbe dovuto uscirne una serie di articoli per un quotidiano statunitense, ne scaturì un libro che oggi è un vero e proprio documento storico sulla vita in UJRSS nel dopoguerra.

Il Galileo