Ideate batterie impiantabili che funzionano con l’ossigeno del sangue

 

di Rita Lena

Pacemaker,  neurostimolatori, defribillatori sono tutti dispositivi medici impiantabili che si affidano,  per funzionare, alle batterie . Ma le batterie non durano in eterno e alla fine si scaricano e richiedono interventi chirurgici invasivi per essere sostituite. Per affrontare questi problemi,  ricercatori cinesi della Tianjin University of Technology, Cina hanno ideato e testato su topi una batteria impiantabile che funziona con l’ossigeno del  sangue.  Quindi, secondo quanto promette questa ricerca pubblicata su Chem, in futuro potremo avere  batterie, realizzate con materiali bio-compatibili che forniscono energia in modo stabile e per un tempo illimitato. "L'ossigeno è la fonte della nostra vita -  afferma Xizheng Liu, che ha guidato lo studio ed è  specializzato in materiali e dispositivi energetici presso l'Università di Tecnologia di Tianjin - se riusciremo a sfruttare la fornitura continua di ossigeno del corpo, la durata della batteria non sarà più limitata dalla deperibilità dei materiali  delle batterie convenzionali”. Le batterie a litio, sono oggi quelle più usate per far funzionare dispositivi impiantabili, ma tendono a deteriorarsi e a smettere di funzionare dopo molti cicli di ossido-riduzione.

Per costruire una batteria sicura ed efficiente, i ricercatori cinesi hanno realizzato elettrodi a base di  materiali bio-compatibili, come sodio, ossigeno e oro nanoporoso. L’oro è noto per la sua compatibilità con i sistemi viventi e il sodio è un elemento essenziale e onnipresente nel corpo umano. Il catodo della batteria è costituito da un catalizzatore in oro nanoporoso che cattura l’ossigeno del corpo e lo trasforma in elettricità; mentre l’anodo,  costituito da una lega sodio-gallio e stagno, raccoglie gli elettroni. In questo meccanismo di produzione di energia,  gli elettrodi subiscono reazioni chimiche con l’ossigeno del corpo e per evitare che la batteria si deteriori i ricercatori l'hanno racchiusa in una pellicola polimerica porosa, morbida e flessibile. Nella fase di sperimentazione, la batteria è stata testata  impiantandola, sottopelle, sul dorso di topi per misurare la produzione di elettricità e solo due settimane dopo, ha iniziato a produrre tensioni stabili comprese tra 1,3 V e 1,4 V, con una densità di potenza massima di 2,6 µW/cm 2 . Una potenza erogata che viene considerata ancora insufficiente per alimentare dispositivi medici; tuttavia, il progetto dimostra che è possibile sfruttare l’ossigeno del corpo per produrre energia.  “La batteria non ha iniziato subito a funzionare. Si è scoperto – spiega Liu - che dovevamo dare alla ferita il tempo di guarire, affinché i vasi sanguigni si rigenerassero attorno al dispositivo e fornissero ossigeno, prima che questa potesse fornire elettricità stabile. Questa è una scoperta sorprendente e interessante perché significa che la batteria può aiutare a monitorare anche  la guarigione delle ferite”. Liu e colleghi hanno inoltre valutato le reazioni infiammatorie, i cambiamenti metabolici e la rigenerazione dei tessuti attorno alla batteria e constatato che i topi, almeno in  apparenza, non avevano infiammazioni e che  i sottoprodotti delle reazioni chimiche della batteria, venivano facilmente metabolizzati dall'organismo senza danneggiare reni e fegato. I ratti sono guariti bene dopo l’impianto e anche  i peli sulla schiena, dopo quattro settimane, sono completamente ricresciuti e, sorprendentemente,   anche i vasi sanguigni si sono rigenerati attorno al dispositivo. In futuro, Liu e colleghi progettano di aumentare il potenziale elettrico della batteria sperimentando materiali più efficienti e convenienti anche dal punto di vista del costo. Inoltre, con il tempo e la ricerca, queste batterie potrebbero essere usate anche per altri scopi,  “poiché le cellule tumorali sono sensibili ai livelli di ossigeno – spiega Liu - questa batteria, che consuma ossigeno del corpo, sottraendolo alle cellule che le sono attorno, potrà  contribuire a far morire di fame i tumori. Ma , non solo – conclude  -  convertendo l’energia della batteria in calore sarà più facile uccidere le cellule tumorali. Da una nuova fonte di energia a potenziali bioterapie, le prospettive per questa batteria sono entusiasmanti”.

Il Galileo