L’eclisse totale di sole, osservato nelle Americhe, mi ha riportato con il pensiero all’eclisse totale di sole del 15 febbraio 1961. In quell’occasione, un gruppo di scienziati lo osservò a bordo un aereo militare, a 5.000 metri di quota. Fra gli scienziati a bordo, c’era il giornalista e ricercatore universitario Giancarlo Masini, successivamente tra i soci fondatori dell’UGIS (Unione giornalisti italiani scientifici) della quale Masini fu presidente emerito. Masini concluse la sua carriera come console italiano per gli affari scientifici  a San Francisco (USA).

Al ritorno dalla sua missione, a bordo di un velivolo Fairchlid C119, denominato “vagone volante”, lo intervistati per il settimanale “Oltre il cielo”, diretto da Publio Mangione, poi capo ufficio stampa dell'Alitalia. L’intervista fu pubblicata sul n.79 del settimale, il 1 marzo 1961. Le foto furono fornite dall’Aeronautica militare.

 

INTERVISTA CON MASINI ASTRONOMO “VOLANTE”

 

Giancarlo Masini e gli altri ricercatori a bordo del C119

di Giuseppe Prunai

 

Quando ho proposto a Giancarlo Masini una intervista per “Oltre il cielo”, si è stretto nelle spalle. Ormai non ne può proprio più di domande e di interviste e, forse per la prima volta, si è reso conto del fastidio di coloro i quali capitano sotto le grinfie dei cronisti.

Il dott. Giancarlo Masini è, come è noto, uno dei tre studiosi dell’Osservatorio di Arcetri che hanno osservato l’eclissi di sole a bordo di un  < Fairchild C.119 >, con la fusoliera aperta. Egli è anche un giornalista professionista con più di dieci anni di mestiere sulle spalle. La notte lavora al giornale; durante il giorno, rubando molte ore al riposo, svolge la funzione di assistente all’Istituto di Chimica-Fisica dell’Università e frequenta l’Osservatorio di Arcetri dedicandosi agli studi preferiti.

- Se continua così – ha confessato in un momento di debolezza – va a finire che non sarò più capace di intervistare nessuno. Ma questo non lo scrivere!

La prima domanda rivoltagli è stata da profano:

< Dimmi un po’ che necessità c’era di andare così in alto per vedere un fenomeno che si poteva osservare benissimo anche da terra?

Masini ha iniziato, allora, con il suo accento fiorentino:

E le nuvole dove le metti? Se il tempo fosse stato cattivo, le nostre osservazioni ottiche da terra non avrebbero potuto essere svolte. Poi, trovarsi a 5.000 metri di altezza vuol dire avere due terzi di densa atmosfera sotto di noi; e poiché la diffusione della luce è proporzionale alla densità delle particelle della colonna d’aria lungo la visuale, ciò ha voluto dire ridurre a un terzo tali disturbi.

In altre parole, a grandi altezze si possono apprezzare meglio le dimensioni della corona solare esterna che si estende per molti milioni di chilometri al di fuori del disco.

- E i risultati?

- Posso ripeterti quello che ha detto il direttore dell’Osservatorio di Arcetri, prof. Guglielmo Righini, capo della nostra spedizione volante. Egli era alla sua quarta eclissi. Dovremo attendere che siano state compiute tutte le sue calibrazioni fotometriche e tutti i laboriosi rilievi sulle lastre impressionate. Gli astronomi dovranno valutare riga per riga, punto per punto queste stesse lastre: per loro l’eclissi deve ancora cominciare. La scienza non ha fretta.

- E della tua esperienza che ne dici?

- E’ stata certamente un’esperienza quanto mai interessante ed indimenticabile che ha collaudato i nostri calcoli, la nostra preparazione; una esperienza che nella mia vita posso definire più emozionante di quella che ebbi lo scorso anno quando osservai per la prima volta un’aurora boreale dell’Osservatorio dell’Isola di Tromsoe, 500 km al di là del Circolo Polare Artico.

- Potresti descrivere in breve come si è svolto il viaggio?

- Alle 7,45 del 15 febbraio, in una sala del Comando del Secondo Gruppo 46a Aerobrigata, all’Aeroporto pisano di S. Giusto, abbiamo tenuto rapporto. Ho controllato un’ultima volta l’ora del mio cronometro con il segnale orario ufficiale ed ho notato uno scarto di qualche secondo, ma ho preferito non toccare il contatempo per non sollecitare i meccanismi, perciò mi sono adattato a calcolare la differenza di volta in volta, giacché io ero addetto al conteggio dei tempi dell’eclisse.

< Alle 7,50 siamo saliti sul vagone volante ed è iniziata la prova dei motori, due minuti più tardi abbiamo decollato. Abbiamo controllato ancora una volta gli strumenti. La dottoressa Franca Drago, unica componente femminile della spedizione, ha preso posto davanti ai suoi apparecchi. Ella dovrà riprendere le immagini della corona esterna scattando contemporaneamente pose lunghissime con due apparecchi. Il dott. Giancarlo Noci, invece, riprenderà le immagini della corona interna mediante una cinepresa speciale ed un’aerocamera: dovrà scattare un fotogramma ogni mezzo secondo. Per apprezzare queste frazioni si è fatto cucire un piccolo metronomo nello auricolare del sacco di volo.

< Volavamo con azimut 300 in linea orizzontale in direzione opposta al Sole; alle ore 8,34’00’’ abbiamo avuto il segnale di zero passando sul radiofaro di Livorno, 42’’ più tardi il prof. Righini ha dato il segnale di Bailey. Il cielo allora si è immediatamente oscurato. Ho cessato ancora il conteggio al rovescio per riprenderlo, al segnale di via, ma in numerazione crescente.

- E di particolare cosa è stato notato?

- Nel quadrante nord-est, come già si è detto, una cospicua protuberanza che il prof. Righini ha centrato con l’incrocio delle coordinate del periscopio di puntamento. Come sai, questo era collegato con le macchine da ripresa: ora non resta che analizzare i fotogrammi.  Del resto questa protuberanza è stata notata anche da Arcetri.

- La < vostra > eclissi che durata ha avuto?

- E’ durata 115’’; 13 in meno di quanto hanno potuto vedere a Firenze-Arcetri. Anche l’inizio della fase totale a Firenze è stato apprezzato un minuto più tardi e chi ascoltava in quel momento la radio se ne sarà reso conto. Questo a causa della nostra posizione più spostata ad occidente e la nostra quota.

- E le prime osservazioni che ne sono scaturite?

- Ti ho già detto che si dovrà attendere ancora. Comunque si può dire che la corona è stata di tipo medio, proprio come si verifica nei periodi compresi tra la massima e la minima attività dell’astro. Circa la protuberanza che si innalzava sopra il disco ad una distanza di 60.000 chilometri era una colonna di gas ionizzato – idrogeno ed elio in massima parte.

- Invece, interessanti indicazioni – ha continuato Masini – sono possibili ora grazie ai grafici ottenuti con i radiotelescopi. Il radio-astronomo Maurizio Piattelli, ideatore e costruttore del primo radiotelescopio italiano, per esempio, ha captato emissioni-radio dalla Luna nella lunghezza d’onda di 3 centimetri ed altre importanti osservazioni che verranno rese note al momento opportuno.

Queste le caratteristiche del C119 Vagone Volante:

Lunghezza: 26,38 m;

Altezza: 8,12 m;

Superficie alare: 134,40 mq;

Apertura alare: 33,30 m;

Peso a vuoto: 19.505 kg;

Velocità massima: 452 km/h;

Autonomia massima: 3.540 km.

Il Galileo

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